Un duro intervento di Don Antonio Di Lalla, parroco e giornalista di Bonefro contro la classe politica molisana assuefatta alle malefatte degli uni e degli altri. Una coraggiosa dichiarazione fatta al quotidiano Primo Piano.
Il suo è un giudizio indignato: “I nostri signori onorevoli che stanno al governo che fanno?”.
A Bonefro, dove c’è la sua parrocchia, ancora una quarantina di famiglie vive nelle sistemazioni provvisorie messe su subito dopo il terremoto di cinque anni fa.
Nei famosi ‘chalet’, di cui tanto si entusiasmò l’allora premier Berlusconi e che don Antonio Di Lalla ha ribattezzato, con il dovuto cinismo, ‘case di barbie’.
Da cinque anni sempre li, tra estati torride e inverni rigidi. Mica facile andare avanti senza chiedersi come mai, di chi è la colpa.
La filosofia sta dietro a ogni parola del prete-giomalista: “Abbiamo amici al governo -precisa -, ma non abbiamo governi amici”.
La ricerca della verità è lo sprone di ogni suo intervento, di ogni sua accusa. Don Antonio non ha paura di parlare. Attacca perché crede che sia giusto: non si può accettare il fatto che tanta gente viva ancora negli chalet di barbie.
Iorio, ragiona don Antonio, direttore responsabile del periodico del cratere, non si relaziona con il consiglio regionale, lui risponde direttamente al governo centrale: “bene, com’è possibile che i nostri tre parlamentari del centrosinistra, Ruta, Massa e Astore, non indaghino su come ha gestito e sta gestendo i fondi per il post-sisma?”.
Quelle dei tre “signori onorevoli, ma toglierei onorevoli, sono responsabilità molto gravi. Il problema è che Ruta, Massa e Astore sono della stessa risma di Iorio”.
Don Antonio denuncia le consuete logiche clientelari che sempre s’addebitano al potere e non teme l’etichetta di populista.
“Se populismo, se cioè attaccare la destra e la sinistra, puressendo dichiaratamente schierati a sinistra, significa stare dalla parte dei più deboli, corro il rischio della bolla”.
I tre parlamentari molisani dell ‘Unione non mi danno granché fiducia rivela pubblicamente il direttore del mensile dei terremotati. Il dubbio (legittimo) si ripropone come un ritornello: “se un anno fa alla Regione avesse vinto il centrosinistra le cose sarebbero davvero andate diversamente?”
Il sospetto non esalta: forse con i soldi dell’articolo 15 non sarebbe stata finanziata la patata turchesca, ma “il bisogno diffuso”, quello che crea la dipendenza dal politico di turno, quello che fa il paio con clientelismo, anche l’Unione l’avrebbe comunque alimentato nei cittadini che trascorrono il quotidiano in attesa della sistemazione promessa.
Ma don Antonio intanto pensa a reagire: “Abbiamo creato una nuova virtù, l’indignazione – conclude – che è fondamentale per non cedere alla rassegnazione”.
E’ cosi che si prova andare avanti nel cratere.
(fonte: http://campobasso.blogspot.com/2007/12/ruta-massa-e-astore-sono-della-stessa.html)Tag: Astore, Bonefro, case di Barbie, cratere, don Antonio Di Lalla, Iorio, Massa, Primo Piano, Ruta, Terremoto